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In un mondo sempre più globale dove la tecnologia, le multinazionali del settore tech e la crescita impetuosa del Far East stanno cambiando profondamente le logiche del mercato e il nostro tessuto sociale, l’Europa continua a mostrare un approccio formale ipertrofico alle regole e al business.

Una delle prime norme UE oramai in dirittura d’arrivo è la nuova legge sulla privacy (regolamento UE 2016/679 entrato in vigore il 24 Maggio 2016 e operativo dal 25/5/2018) che dovrebbe, almeno nelle intenzioni, proteggere le persone e l’utilizzo dei loro dati.

E’ indubbio che in un mondo dove il dato muove il business, ci sia da chiedersi in quale contesto si inserisca la privacy. Non siamo forse noi utenti finali a mettere in piazza la nostra vita fino ai più intimi dettagli? Come avrebbero fatto altrimenti ad avere successo società come Facebook (per fare il nome più famoso) senza di noi? O Amazon? Arrivati adesso a questa situazione, si prova a mettere una pezza?

Il regolamento approvato due anni fa e che entrerà in vigore entro e non oltre il 25/5/2018 è un po’ tardivo, eccessivo e soprattutto “burocratico”. Il Sole 24 ore di qualche tempo fa titolava: “46.000 posti di lavoro/consulenti in materia di privacy”.

A mio parere è una situazione assurda, fuori da ogni contesto attuale.

Se tralasciamo per un attimo le aziende più grandi e strutturate che ovviamente hanno un ufficio dedicato a tutta una serie di attività di compliance, come si può pretendere che una delle migliaia di PMI sparse sul territorio dedichi tempo e soldi ad una materia del genere? Questo in un mondo dove siamo bombardati di email, messaggi e telefonate con o senza il nostro consenso. Oppure in un mondo dove le società multinazionali spostano ricavi e utili a loro piacere o molti Paesi emergenti trattano la forza lavoro con metodi che noi non accettavamo nemmeno 40 anni fa.

Il problema di questa materia, oltre la complessità e l’attuazione delle regole, sono le sanzioni: le multe possono arrivare al 4% del fatturato. Quindi, per assurdo, potremmo avere una PMI che fallisca per colpa di una “falla” nel sistema della privacy.

Naturalmente però saremo destinati ad essere bombardati a vita da spamming che promette di renderci ricchi a vita con il Bitcoin.

Un’altra normativa assurda che sta per entrare in vigore è la fatturazione elettronica per tutti i soggetti IVA a partire dal 1/1/2019 (con una prima introduzione dal 1/7/2018 per le cessioni di benzina o gasolio destinati ad essere usati come carburanti per i motori)

La fatturazione elettronica sarà obbligatoria tra soggetti:

  • residenti;
  • stabiliti;
  • identificati nel territorio dello stato.

Per soggetti IVA esteri si continua invece con il sistema tradizionale, obbligando tutte le aziende che fatturano fuori dall’Italia a lavorare con un doppio sistema: insomma una soluzione geniale!

Intendiamoci: l’idea in sé è valida e meritevole di approfondimenti, ma in un Paese dove siamo ancora molto indietro nei fattori chiave dello sviluppo tecnologico e con un capitale umano sia nelle PA che nelle imprese non sempre all’altezza, una norma del genere è fuori tempo SE OBBLIGATORIA PER TUTTI DA SUBITO.

Temo che dietro un’idea del genere ci sia la chiara e definitiva impotenza della nostra amministrazione pubblica che dopo avere inventato spesometri, redditometri, studi di settore, indici di congruità, trasmissione dati bancari e dei conti titoli (per citare solo qualcuno dei provvedimenti) si sia arresa.

Teoricamente, in un mondo perfetto, la fatturazione elettronica prevede che il fisco abbia tutte le fatture emesse/ricevute in un formato NON modificabile, pertanto lo stato non dovrebbe più “fare nulla” se non gestire le informazioni in suo possesso.

A cosa serve una mole di dati così imponente? A ridurre il sommerso? Ad eliminare le società “fantasma”?

Se si volesse davvero eliminare il sommerso basterebbero due cose: andare a mettere il naso nelle attività tra privati dove risiede la vera evasione ed eliminare il contante.

Ma la realtà è che dietro lo specchietto per le allodole della fatturazione elettronica (che dubito entri in vigore con le modalità sin qui proposte) non c’è una reale volontà politica di cambiare le cose.

 

Andrea Boffa
Andrea Boffa
C.F.O. del Gruppo I-Dika | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Analista Finanziario Certificato C.E.F.A. | Nel mio percorso professionale ho avuto modo di interagire con i vari attori della filiera finanziaria, sia nella veste di fornitore che di cliente. Da quando ho lasciato Lussemburgo, non ho mai abbandonato i mercati finanziari e ho sempre continuato a coltivare come un “secondo lavoro” questa che posso dire essere per me una vera e propria passione.

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