FCA guarda al futuro e corre (anche in Borsa)

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Dopo 19 anni, erano i tempi della gestione Romiti, il titolo FCA è tornato a far segnare nuovi massimi in Borsa (a ridosso dei 14 euro – vedi grafico). A far accendere i riflettori sul titolo sono state le voci di un possibile interesse per Jeep da parte della cinese Great Wall. Ad oggi non sembrano essere pervenute offerte ufficiali, ma la futura struttura di FCA Group e il riassetto della galassia Agnelli sono senz’altro questioni attuali.

A conferma di ciò hanno concorso le indiscrezioni sui possibili futuri ulteriori spinoff, che peraltro potrebbero già avvenire entro la fine dell’anno in corso. Gli scorpori dovrebbero riguardare innanzitutto le società di componentistica Magneti Marelli e Comau e, in un secondo momento, Alfa Romeo e Maserati per la creazione di un polo del lusso (5 miliardi investiti negli ultimi 4 anni). Queste operazioni consentirebbero un’ulteriore riduzione del debito di FCA e renderebbero più vicino il ritorno alla distribuzione di dividendi agli azionisti. Quella descritta si configura come la naturale continuazione della strategia impostata sette anni fa da Sergio Marchionne, il primo scorporo riguardò CNH, con il quale FCA si liberò delle attività per la produzione di macchine agricole, camion e autobus. Successivamente lo stesso era accaduto a Ferrari, considerato in termini di fondamentali più un titolo del lusso che un’azione del settore automobilistico. I frutti di queste scelte sono oggi prezzati in Borsa, difatti la somma delle capitalizzazioni delle tre società (FCA, CHN e Ferrari) è passata da 19 a 52 miliardi di euro. Il fatturato di FCA nella prima metà di quest’anno ammonta a 55,6 miliardi di euro, contro i 54,5 del 2016, e l’utile netto è pari a 1,8 miliardi, contro gli 0,8 del 2016.

Riguardo la cessione di Marelli, gioiello dei componenti elettronici per auto fondato nel 1919 e che conta 36.900 dipendenti, 86 stabilimenti, 12 centri di ricerca e 7,5 miliardi di euro di vendita nel mondo (valutata solo un anno fa 3/3,3 miliardi di euro) erano già circolate alcune ipotesi l’anno scorso circa un interesse da parte di Samsung. Queste sono tuttavia naufragate successivamente all’arresto dell’erede del fondatore della multinazionale di Seoul Jay Y.Lee (anche membro del CdA di Exor). Con il completamento della cessione di Comau, anche se si tratterebbe di un’operazione di valore inferiore a quella di Marelli, FCA risulterebbe completamente liberata da tutte le attività non strettamente automotive.

Accanto all’ipotesi riguardati i futuri possibili spinoff, tengono banco le ipotesi di alleanza industriale. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di VolksWagen, per la realizzazione di veicoli commerciali (Doblò e Caddy). Non si tratterebbe della prima joint venture industriale per FCA, che già collabora con Peugeot per Ducato e con Renault per Doblò e con Suzuki e Mitsubishi per i fuoristrada. Queste alleanze permettono la condivisione dei costi di progettazione e realizzazione dei modelli in questione, ma non hanno niente a che vedere con le alleanze finanziarie e le vere e proprie cessioni di cui si è trattato e che hanno invece rilevanza strategica. A queste farebbero ancora però capo le voci di ripresa di colloqui con General Motors, interrotti nel 2015 quando Mary Barra aveva rifiutato la proposta di Marchionne, e anche l’alleanza con BMW per lo sviluppo dell’auto a guida autonoma va in questa direzione.

Per quanto riguarda infine lo sviluppo della propulsione elettrica, dovremo attendere l’investor day a inizio 2018.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Terminati gli studi universitari e successivamente a un’esperienza presso una primaria banca italiana, sono entrato nel Gruppo I-Dika e a inizio 2017 ho contribuito a fondare Hexis Investment Advisory, diventando così imprenditore. Un’opportunità che mai avrei pensato mi si sarebbe prospettata a soli 26 anni.

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