Focus Italia: aggiornamento

BREXIT: what’s up?
gennaio 24, 2019

L’economia dell’Eurozona ha mostrato un rallentamento più marcato rispetto alle attese: a pesare sono state le tensioni riguardanti il commercio globale, le incognite relative all’esito della Brexit, la situazione politica italiana e il rallentamento dell’economia tedesca, accentuato dalle criticità che il settore automotive sta affrontando dovendosi adattare ai requisiti imposti dai nuovi test sulle emissioni.

Ad oggi non si può escludere che il peggio di questo rallentamento sia definitivamente alle spalle e i principali indicatori macroeconomici che hanno evidenziato un peggioramento più marcato nel nostro Paese rispetto alle altre principali economie europee non rappresentano un elemento positivo. L’economia italiana si è fermata, anzi è entrata in recessione, la disoccupazione è tornata a crescere ed è calata la fiducia di imprese e consumatori. A questo scenario vanno ad aggiungersi l’inasprimento delle condizioni finanziarie (dovuto alla risalita dello spread) accentuato dalla crescente incertezza politica: condizioni che certo non incentivano gli investimenti in Italia.

Da trent’anni l’economia del nostro Paese è ostaggio di un debito pubblico monstre (nonostante un bilancio pubblico in avanzo primario) e di una produttività stagnante. Queste due debolezze strutturali sono legate l’una all’altra: l’elevato debito pubblico rende un’economia più vulnerabile agli shock esterni, genera incertezza, spiazza gli investimenti e riduce i margini di azione della politica fiscale: ponendo un ostacolo alle potenzialità di crescita del Paese. L’Italia non è ancora certamente un Paese povero, con una ricchezza finanziaria privata (delle famiglie italiane) che si attesta a 4.300 miliardi di euro, ma in questi anni la propensione la risparmio degli italiani è diminuita notevolmente. Allo stesso tempo, i tanti campioni dell’industria nazionale, che competono con successo sui mercati esteri ed esportano il made in Italy in tutto il mondo, non sono sufficienti a trainare l’economia di un’intera nazione.

Moody’s e Fitch hanno tagliato le stime sulla crescita economica italiana per il 2019, portandole fra lo 0 e lo 0,5%, e lo stesso è avvenuto per tutta l’Eurozona: ma l’Italia è il Paese che ha rallentato più bruscamente e questo è avvenuto a causa di fattori interni. In italia in particolare, a differenza che negli altri Paesi europei, ha avuto luogo un rallentamento del credito verso il settore privato e questo irrigidimento delle condizioni ha pesato sulla crescita economica.

Il quadro descrive quindi una debolezza strutturale della nostra economia e confondere questa con l’evoluzione del quadro economico nel breve periodo è un grave errore.

La scorsa settimana la Banca Centrale Europea, preso atto del rallentamento, ha annunciato una nuova serie di aste T-Ltro, che saranno condotte a partire da settembre 2019 fino al marzo 2021 (di che cosa si tratta esattamente? Per capirlo vi consigliamo la lettura di questo articolo https://lnkd.in/dmg5Dn5).

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Terminati gli studi universitari e successivamente a un’esperienza presso una primaria banca italiana, sono entrato nel Gruppo I-Dika e a inizio 2017 ho contribuito a fondare Hexis Investment Advisory, diventando così imprenditore. Un’opportunità che mai avrei pensato mi si sarebbe prospettata a soli 26 anni.

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