Il futuro della crescita fra demografia e tecnologia

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Gli ingredienti alla base della crescita economica sono gli incrementi della forza lavoro, gli aumenti degli investimenti e i miglioramenti sul fronte della produttività, cioè il prodotto che più essere realizzato con una determinata quantità di fattori produttivi. Il futuro della crescita economica a livello mondiale dipenderà dagli effetti che queste forze di portata secolare produrranno sul tessuto sociale ed economico: se da una parte l’invecchiamento della popolazione porterà ad una abbassamento delle potenzialità di crescita, dall’altro la disruption tecnologia ha già dimostrato quanto possa essere imprevedibile per portata e velocità dei cambiamenti. Da tempo è come se l’economia mondiale aspettasse un fattore in grado di innescare un significativo incremento di produttività e non è un caso che al centro delle tensioni fra Stati Uniti e Cina non ci sia solo l’obiettivo di contenere il surplus commerciale cinese nei confronti degli USA (oggi su livelli che non si vedevano dal 1999): ma la sfida per il primato tecnologico sia in ambito militare che civile a livello mondiale. 

I dati macroeconomici provenienti dagli Stati Unti descrivono un’economia capace di creare nuovi posti di lavoro a un ritmo sostenuto, tale da portare un notevole incremento dei consumi alimentato da nuovo credito. Il tutto senza portare ad eccessive tensioni sul fronte dell’inflazione e a fronte di una curva dei tassi che continua a comprimersi: lanciando un messaggio non certo positivo per le aspettative di crescita future.

Dopo quasi dieci anni di crescita economica e di mercati finanziari tendenzialmente impostati al rialzo (almeno negli stati Uniti), con l’inevitabile avvicinarsi della fase finale di un ciclo straordinariamente lungo, stiamo tornando a chiederci quali saranno le forze in grado di sostenere ulteriormente la crescita economica e un crescente benessere.

Nonostante il bilancio del primo semestre 2018 sui mercati finanziari sia stato piuttosto magro, Wall Street e in particolare il settore tecnologico statunitense rappresentato dall’indice di Borsa Nasdaq, che ancora nella giornata di ieri ha fatto segnare nuovi record storici, hanno portato agli investitori ritorni positivi. Diecimila euro investiti a inizio 2018 sui titoli hi-tech made in USA avrebbero reso circa 1.200 euro. Considerate le tensioni geopolitiche e commerciali e i dubbi sul futuro immediato della crescita economica è come se il settore tecnologico venisse oggi considerato un porto sicuro: fatto abbastanza insolito. Nel lungo periodo i mercati finanziari hanno mostrato una certa affidabilità nell’anticipare i principali trends economici, ma sono tutt’altro che infallibili. Quel che è certo è che con il venir meno dell’enorme quantità di liquidità che le banche centrali hanno riversato sui mercati finanziari (con l’intento di contrastare la crisi e sostenere la ripresa): il dibattito economico e finanziario è destinato ad arricchirsi.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Terminati gli studi universitari e successivamente a un’esperienza presso una primaria banca italiana, sono entrato nel Gruppo I-Dika e a inizio 2017 ho contribuito a fondare Hexis Investment Advisory, diventando così imprenditore. Un’opportunità che mai avrei pensato mi si sarebbe prospettata a soli 26 anni.

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