Su giovani e lavoro per ora solo propaganda elettorale

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In vista dell’approvazione del cosiddetto “decreto dignità” siamo tornati a parlare di lavoro e di imprese, purtroppo però sempre immersi in un clima ideologico da campagna elettorale permanente. Per quanto l’impegno a ridurre la disoccupazione e la precarietà sia apprezzabile, le promesse di inamovibilità sono ingannevoli e rappresentano l’obiettivo sbagliato da perseguire. Un irrigidimento normativo unito ad un aumento dei costi per i rinnovi dei contratti a termine non rappresentano certo un contesto favorevole per le imprese che intendano assumere e testimonia quanto il dibattito politico sia ancora lontano dalle reali esigenze del mondo produttivo.

Andrebbe tuttavia poi anche osservato come la dignità del lavoro non dipenda dal grado di sicurezza che viene garantita e i tanti ragazzi italiani che emigrano lo testimoniano. La vera ricerca è piuttosto quella di un’occupazione che premi le competenze maturate, in un mercato che deve necessariamente essere quanto più possibile dinamico e in grado di riassorbire chi si trovi a perdere il lavoro. Il Regno Unito, l’Australia e gli Stati Uniti non sono certo noti per un contesto normativo particolarmente tutelante nei confronti dei lavoratori, tuttavia in quei Paesi un mercato del lavoro più dinamico sembra offrire maggiori opportunità e non solo per i più giovani.

Si pensi ad esempio al settore del turismo, caratterizzato da una forte stagionalità dell’attività e quindi da un ricorso fisiologico ai contratti a termine, questi provvedimenti si tradurranno in un inevitabile aumento dei costi. Sommando poi a questi provvedimenti eventuali limitazioni riguardanti i giorni e gli orari di apertura degli esercizi commerciali non si può far altro che osservare come, ancora una volta, non si faccia altro che porre degli ostacoli all’attività economica.

L’Istat informa che ad aprile 2018 il tasso di disoccupazione si è attestato al 33,1% per la fascia di età fra i 15 e i 24 (e al 16,5% per quella 25-34) e questo nonostante nel primo trimestre dell’anno la disoccupazione giovanile sia diminuita più che nelle altre classi di età (-1,5%). Senza giovani generazioni numerose, preparate e intraprendenti il nostro futuro è a rischio. Occorre elaborare una strategia che unisca istruzione, università, ricerca e mondo del lavoro per tornare a offrire a questo Paese un’opportunità di riscatto fra le economie sviluppate. Si è già perso troppo tempo e da un ministro del Lavoro di 32 anni ci si aspetterebbe di più.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Terminati gli studi universitari e successivamente a un’esperienza presso una primaria banca italiana, sono entrato nel Gruppo I-Dika e a inizio 2017 ho contribuito a fondare Hexis Investment Advisory, diventando così imprenditore. Un’opportunità che mai avrei pensato mi si sarebbe prospettata a soli 26 anni.

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