Industria 4.0: come cambia il mondo del lavoro

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Il momento è adesso!

Industria 4.0 è una scommessa obbligatoria per la manifattura e i servizi del tessuto produttivo italiano. Questa è probabilmente la più grande occasione di crescita industriale degli ultimi decenni. Un vero e proprio antidoto contro una produttività al palo ormai da troppi anni.

In Italia, nel periodo 1995-2016, la produttività del lavoro è aumentata ad un tasso medio annuo dello 0,3%. Una crescita decisamente inferiore alla media Ue dello stesso periodo, pari invece a un +1,6 %. Non sembra essere però un problema di ore lavorate, ma piuttosto di produttività oraria (vedi grafico).

Nel periodo 1995-2016 i settori di attività economica che hanno registrato i tassi di crescita della produttività del lavoro più elevati sono stati i servizi d’informazione e comunicazione (+2,5% medio annuo), l’agricoltura (+1,7%) e le attività finanziarie e assicurative (+1,3%). Variazioni negative si registrano, invece, per il settore delle attività professionali (-2,4%), per quello delle costruzioni (-1,0%) e per l’istruzione, sanità e servizi sociali (-0,9%). Il comparto dell’industria in senso stretto ha segnato un incremento medio annuo dell’1 per cento.

La trasformazione digitale

Al centro ci sono i dati, i cosiddetti big data, che gli oggetti connessi dell’Internet of Things (ovvero la componente tecnologica) raccolgono, fanno circolare attraverso la rete ed elaborano fino a portarli a diventare informazioni fruibili per chiunque si trovi a dover prendere decisioni in azienda. La digital traformation porta così l’industria a diventare un ecosistema intelligente, liberando un potenziale di conoscenza senza precedenti.

I lavoratori sono pronti per un mondo digitale?

La tecnologia è il motore, i dati sono la benzina, ma il pilota rimane sempre l’uomo. Come ha osservato Satya Nadella, CEO di Microsoft, il rischio è che molte mansioni siano sostituite dalle macchine c’è: ma l’enfasi del dibattito deve vertere sulle competenze da trasmettere sia ai giovani che a chi lavora già. In Industria 4.0 non ci sono quindi solamente big data e tech, ma ad essere al centro è il cosiddetto capitale umano.

Un’analisi Eurostat del 2016 evidenzia però come in Italia solamente una quota pari all’8,3% degli occupati sia impegnato in corsi di formazione (contro una media europea del 10,8). Un ulteriore disallineamento rispetto alla richiesta di competenze digitali è evidenziato dal fatto che solo 25 milioni di ore (su un monte di 80 milioni) siano dedicate a formazione digitale. Solo il 12% delle aziende (rispetto a una media UE del 22%) offrono ai propri dipendenti formazione per sviluppare o aggiornare le competenze in ambito ICT. Numeri risibili se si considera che nel 2020 il 90% degli impieghi richiederà competenze digitali.

Non solo manifattura

Industry 4.0 è una grande opportunità non solo per la manifattura, ma anche per i servizi e, in particolare, per le professioni. Negli ultimi anni, il mondo della consulenza aziendale è sembrato dimenticarsi delle imprese di media dimensione, che ancora costituiscono gran parte del tessuto imprenditoriale italiano. Siamo passati dal “piccolo è bello” allo snobbarle. Tutto questo testimonia la distanza fra industria manifatturiera da una parte e settore terziario dall’altra.

L’innovazione, prima che dalla tecnologia, passa per l’orientamento al cliente.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore | Co-Founder di Hexis Investment Advisory | Terminati gli studi universitari e successivamente a un’esperienza presso una primaria banca italiana, sono entrato nel Gruppo I-Dika e a inizio 2017 ho contribuito a fondare Hexis Investment Advisory, diventando così imprenditore. Un’opportunità che mai avrei pensato mi si sarebbe prospettata a soli 26 anni.

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